unione bancaria europea

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unione bancaria europea

Messaggio Da clarisweb il Gio Giu 26, 2014 7:53 am

Unione bancaria europea, è fatta. Cosa cambia per cittadini e correntisti

IL LIMITE DELL'8%

L'Ecofin ha stabilito cosa accadrà d'ora in avanti se una banca di qualunque Paese europeo necessitasse di aiuti per evitare il fallimento. I primi a pagare, come detto, non saranno gli Stati bensì gli investitori privati legati a quell'istituto di credito. Questi saranno chiamati a contribuire - con le loro perdite - fino a una soglia prestabilita, pari all'8% del totale delle passività della banca in crisi. In pratica se un istituto sull'orlo del fallimento ha attivi/passivi per 100 miliardi, verranno "bruciati" risparmi fino a 8 miliardi attingendo dai privati. I quali però si suddividono fra azionisti, obbligazionisti, semplici correntisti. Andiamo dunque a vedere nel dettaglio cosa cambia per loro.
L'ORDINE D'INTERVENTO: PRIMA GLI AZIONISTI

Si è dunque stabilito l'ordine con cui i vari strumenti finanziari verrebbero "bruciati" per raggiungere il citato 8%. - I primi a pagare sarebbero ovviamente gli azionisti dell'istituto stesso. - In seconda battuta verrebbero bruciate le obbligazioni cosiddette "subordinate", che hanno caratteristiche a metà strada tra le azioni e le obbligazioni vere e proprie. Sono quelle definite con le denominazioni "Lower Tier 2" e "Upper Tier 2". - In terza battuta toccherebbe alle obbligazioni normali, quelle definite "Senior". - Solo in ultima analisi, se tutto questo non fosse sufficiente per raggiungere l'8% di perdita che spetta ai privati, verrebbero aggrediti i depositi dei conti correnti. Ma solo quelli superiori ai 100mila euro.

IL LIMITE DEI 100MILA EURO SUI CONTI CORRENTI

I depositi fino a 100mila euro, come detto, saranno tutelati sempre e comunque rispetto alle perdite delle banche. A tal proposito la Banca d'Italia sarà chiamata ad istituire un'apposita autorità di risoluzione della crisi che avrà il compito di gestire il salvataggio. Allora si capirà se l'attuale fondo di tutela dei depositi interbancari - quello che deve appunto tutelare i depositi fino a 100mila euro - farà parte della nuova autorità o se resterà invece un organismo a parte. Tutela assicurata anche per i possessori dei cosiddetti "covered bond" (obbligazioni garantite), così come non verranno intaccati stipendi e pensioni dell'istituto coinvolto.

IL FONDO UNICO DI LIQUIDAZIONE

Se il salvataggio fosse di proporzioni superiori al primo livello, ossia quello che coinvolge gli investitori privati, verrebbe coinvolto in ultima battuta il Fondo unico di liquidazione, la cui dotazione a regime secondo quanto stabilito dall'Eba (European banking authority) sarà di 55 miliardi. Gli Stati daranno vita ad un fondo salva-banche unico, finanziato con prelievi sulle banche a livello nazionale. Inizialmente sarà formato da compartimenti nazionali che alla fine confluiranno in un unico fondo nel giro di dieci anni. Nel primo anno, le banche in default controllato potranno attingere solo al fondo del proprio Paese, ma negli anni successivi, man mano che il fondo cresce, ci sarà una mutualizzazione progressiva delle risorse. Rispetto alla bozza iniziale, si è accorciato da 10 a 8 anni il tempo necessario per far entrare il fondo a regime, per cui già dal primo anno sarà messo in comune il 40% dei compartimenti nazionali, ossia dei fondi alimentati dalle banche di ciascuno stato membro. Il secondo anno sarà messo in comune un nuovo 20%, mentre per i sei anni successivi, si progredirà fino al 100%.

IL RISCHIO OBBLIGAZIONI PER I CORRENTISTI

I semplici correntisti in realtà potranno essere indirettamente coinvolti nell'eventuale crac finanziario dell'istituto di riferimento. Non per la parte dei depositi, come detto, ma nel caso abbiano acquistato anche delle obbligazioni. E' infatti noto che le banche italiane hanno spesso collocato con forza i loro bond allo sportello, compresi quelli subordinati (riconoscibili per le sigle "Lower Tier 2" e "Upper Tier 2"), che alla luce della nuova disciplina rischiano di essere azzerati in caso di crisi. Calcola l'Abi, l'Associazione delle banche italiane, che in mano a risparmiatori e a imprese ci siano attualmente obbligazioni bancarie per 531 miliardi di euro. Per le famiglie il rischio, seppur ipotetico, è concentrato in questa fattispecie.

LA 'ROAD MAP'

Prima del passaggio dal modello bail-out (salvataggi bancari in capo agli Stati) a quello bail-in (salvataggio interno coinvolgendo in prima battuta gli investitori privati agganciati all'istituto coinvolto) ci vorranno circa due anni. Fino al 2016, se si verificheranno default bancari, verranno affrontati e gestiti dalle regole nazionali in vigore. Dopo di che si agirà secondo regole comuni che, seguendo una precisa gerarchia, chiameranno in causa come visto i privati, cioè azionisti e creditori, fino a coprire fino all'8% delle passività della banca.

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